Trust how to

A proposito del Trust, riprendo un articolo già pubblicato qualche tempo fa, con l’unico scopo di fare qualche ulteriore precisazione.

Come concetto di base, il Trust costruisce uno sdoppiamento vero e proprio tra il trustee che ne assume la proprietà formale, amministra il bene ed i beneficiari. Nel nostro diritto non c’è una disciplina specifica, ma con la ratifica della convenzione dell’Aja del 1985, il Trust che viene costituito in altri Paesi è riconosciuto in Italia; formalmente è stato introdotto dal 1992.

Con il Trust, si realizzano in sostanza:

– un vincolo di destinazione a vantaggio dei beneficiari, così come voluto dal disponente (settlor) che sceglie il Trust per l’amministrazione del bene

– un vincolo di separazione, tra il trustee, che lo amministra ed i beneficiari stessi.

In tal modo questo istituto giuridico è molto più elastico rispetto ad altre soluzioni ed ha il vantaggio di poter gestire perfettamente il fattore tempo, in quanto il vincolo di destinazione prevale sulle vicende personali del titolare del bene.

Ad esempio per paragonare il Trust alla Fiduciaria, si realizza non una scissione solo apparente del bene da chi ne dispone prima di porlo in essere, ma l’atto costitutivo del Trust dispone che la proprietà sostanziale del bene non rimane in capo al fiduciante che continua a disporre dei relativi proventi, per passare al trustee; oppure non ha come unico scopo mantenere l’anonimato sull’identità verso i terzi, ma stabilisce per il bene un vero e proprio scopo, tale da sottrarlo ai creditori personali.

Tra i numerosi utilizzi, sicuramente il più frequente è la pianificazione successoria del de cuius che vuole proteggere il bene dai suoi creditori (tranne i casi di frode); allo stesso modo sono sottratti da quelli dei beneficiari fino alla distribuzione del bene a gli stessi; si adatta inoltre perfettamente anche a costituire un fondo destinato alla cura di una persona designata o per garantire una rendita in caso di non autosufficienza della stessa. Per non parlare dei casi di successione d’azienda, in campo societario.

Valgono le riflessioni fatte nel precedente articolo riguardo la scelta della legislazione da adottare per il conseguente trattamento fiscale e la presenza di eventuali trattati presenti contro le doppie imposizioni tra il nostro Paese e quello in cui il Trust viene costituito.

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Trust: come e perchè

Per inquadrarlo dal punto di vista storico, il Trust è stato riconosciuto dal nostro Ordinamento con la ratifica della Convenzione dell’Aja del 1° luglio 1985, poi resa esecutiva nel 1989.

Il Settlor è il proprietario dei beni (colui che se ne spossessa), il Trustee ha il compito di raggiungere un obiettivo ben definito e un Protector per vigilare eventualmente sull’operato del gestore (Trustee).

Gli obiettivi possono essere i più disparati, ma possiamo citare ad esempio la gestione del patrimonio finanziario e immobiliare di famiglia per fare in modo che gli eredi non lo smembrino oppure per proteggere i beni dai creditori del settlor.

I costi non sono alti e questo sfata l’immagine del Trust riservato solo ai grandi patrimoni. La “scatola giuridica” costa poche migliaia di euro. Dipende cosa si vuole mettere dentro questa scatola: se i valori sono solo mobiliari, costa quanto una gestione finanziaria, se sono inseriti immobili, partecipazioni societarie, beni d’arte, allora la cosa cambia e ci vuole qualche decina di migliaia di euro circa.

Attenzione a dove fare il Trust. Infatti non è consigliabile farlo in un paradiso fiscale inserito nella black list, così come in Svizzera, in quanto anche lì viene consideratao illegittimo dal Ministero delle Finanze.

I casi più frequenti in cui si ricorre al Trust sono i passaggi generazionali e la tutela di un discendente di famiglia.