Polizze vita e testamento

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Nell’ambito della disposizione normativa che all’art. 1920 del Cod. Civ. prevede la possibilità di designare un beneficiario, ai fini della nostra analisi acquista rilevanza la distinzione delle due ipotesi di presenza o meno di un testamento del de cuius anche ed ancora se vi fosse la lesione della quota legittima.

Se esiste un testamento

Si prende atto delle volontà del de cuius e ovviamente se queste rispettano le norme previste in termini di quote legittime. Qualora fossimo in presenza di una lesione di queste quote, tali volontà devono essere modificate.

Se esistono polizze vita

Bisogna tener presente che la polizza ha la stessa caratteristica del testamento, le volontà in essa espresse hanno la stessa valenza.Eventualmente il testamento redatto successivamente alla sottoscrizione di una polizza ne modifica la volonta se e soltanto se, nello stesso viene richiamata esattamente la polizza interessata, in caso contrario la volontà espressa in polizza ha  prevalenza sul testamento.

I capitali derivanti da polizze vita, sempre se non lesivi delle quote di legittima, non rientrano nell’asse ereditario come le donazioni. Pertanto il capitale designato ad un beneficiario in polizza, una volta costituito l’attivo ereditario, risulterà assegnato come se fosse un testamento a sè ed usufruirà anche dell’esenzione delle imposte di successione.

Per concludere riporto un chiaro quadro della ripartizione delle quote ereditarie disponibili e appartenenti alla legittima:

Con testamento:

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Senza testamento:

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Le polizze vita sono forme assicurative impignorabili e insequestrabili

L’art. 1923 del Codice Civile “Diritti dei creditori e degli eredi” recita:
Le somme dovute dall’assicuratore al contraente o al beneficiario non possono essere sottoposte ad azione esecutiva o cautelare (Cod. Proc. Civ. 491 e seguenti, 670 e seguenti). Sono salve, rispetto ai premi pagati, le disposizioni relative alla revocazione degli atti compiuti in pregiudizio dei creditori (2901 e seguenti) e quelle relative alla collazione (737 e seguenti), all’imputazione (747) e alla riduzione (555 e seguenti) delle donazioni.

È bene precisare da subito che la polizza vita per godere di queste caratteristiche deve essere tra quelle cosiddette di Ramo I (le assicurazioni sulla durata della vita umana).
Quindi la polizza non può essere a vita intera, deve prevedere l’erogazione di un decumulo (vitalizio o definito), vi devono essere le clausole disposte dal contraente in caso di decesso dell’assicurato. Se è così questi non risulta pignorabili durante il differimento (cioè dall’apertura alla scadenza) e sulla prestazione assicurativa.

Prelievi parziali o totali durante il periodo che intercorre tra la data di stipulazione del contratto di assicurazione e la data in cui matura il diritto di percepire la prestazione assicurativa (differimento) sono pignorabili perché invalidano lo scopo virtuoso tutelato dall’art. 1923.
In sostanza i valori non sono aggredibili se la polizza assevera al compito di tutelare veramente la previdenza e cioè di proteggere la vecchiaia dell’assicurato.
Altra considerazione importante. Queste polizze sottoscritte da una impresa non si salvano dal pignoramento devono essere fatte dal titolare.
Per precisazione, tutto quanto rientri nella previdenza complementare è impignorabile, ma ha limiti di versamento annuo di euro 5.164,67 per la massima efficienza fiscale (l’aderente può versare anche molto di più, ma perde di efficacia fiscale, inoltre questi contratti obbediscono comunque alle regole sulle anticipazioni dettate dalla normativa di riferimento dei fondi pensione) e si deve fruire come vitalizio per minimo il 50% del risultato raggiunto alla data in cui una persona matura la pensione di vecchiaia o anzianità.

La giurisprudenza di merito ha però messo in discussione la impignorabilità ed insequestrabilità di alcune tipologie di contratti di assicurazione, ossia di quelle di cui al ramo III dell’articolo 2, comma primo, del codice delle assicurazioni, le cosidette polizze unit ed index-linked, mettendo appunto in questione la loro qualificazione giuridica.
Si cancellano dall’elenco delle polizze tutelate le index linked e le unit linked (Ramo III), quei contratti cioè in cui si realizza semplicemente un investimento. Assolvono invece allo scopo di impignorabilità e insequstrabilità quelle di Ramo I.
Infatti lo stesso Tribunale di Parma ha statuito un principio molto importante: le polizze vita index linked non hanno natura previdenziale e, pertanto, sono pignorabili. Come chiaramente affermato nella sentenza, “Le polizze index linked sono contratti legati agli indici di uno o più mercati borsistici. Questo significa che l’entità del capitale assicurato dipende da un indice azionario.”

Considerazioni corrette, in quanto le index, come le unit, sono da considerarsi prodotti finanziari a tutti gli effetti in quanto nulla garantiscono per l’assicurato nemmeno il rientro del capitale investito. 
Nel caso esaminato dalla sentenza di cui accennavo, un elettricista non aveva ottenuto il pagamento delle fatture per i lavori eseguiti in casa di un imprenditore, sentendosi dire che i soldi non c’erano e che erano tutti in una polizza emessa da Crédit Agricole. Denunciato il fatto in Tribunale, il creditore ha avuto ragione e, nonostante l’opposizione della banca, la polizza è stata pignorata.

Chiedi per una consulenza approfondita su come sfruttare al meglio questa prerogativa di legge, nel rispetto delle attuali eccezioni della giurisprudenza di merito