1° luglio 2009, la previdenza va “in quote”

Per i lavoratori dipendenti e quelli autonomi il 1° luglio 2009 è una data importante. Infatti saranno modificati i requisiti per andare in pensione:

– con anzianità contributiva minima di 35 anni, per i lavoratori autonomi l’età anagrafica minima sarà di 60 anni e la somma tra età e anzianità (la cosiddetta quota) dovrà essere pari a 96; per i lavoratori dipendenti, invece, la quota dovrà essere di 95 e l’età minima di 59 anni.

se l’anzianità contributiva raggiunge 40 anni, si potrà andare in pensione a prescindere dall’età.

Questo “sistema delle quote” in vigore dal 1° luglio 2009 sarà applicato fino al 31/12/2010.

Per chi va in pensione fino al 1° luglio vale ancora lo “scalino” per cui:

– i lavoratori autonomi (commercianti, artigiani e coltivatori diretti) vanno in pensione con 35 anni di contributi e 59 anni di età anagrafica

– i lavoratori dipendenti, invece, con 35 anni di contributi e 58 anni.

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Previdenza integrativa: 24 aprile 2008, diritto alla portabilità

Con un documento sottoscritto il 24 aprile 2008 presso il ministero del lavoro, Abi, Ania, Assogestioni, Assofondipensione e Assoprevidenza hanno fissato le linee guida sul diritto di portabilità. Questo è il diritto che si matura decorsi due anni dall’iscrizione a una forma pensionistica complementare, periodo che rappresenta un minimo vincolante (per FondInps il minimo di iscrizione è di un anno). Tale diritto garantisce ai lavoratori la piena facoltà di trasferire l’intera posizione individuale (equivale al totale delle risorse accantonate nel fondo per tfr, contributi e rendimenti) da una forma pensionistica a un’altra.

Il diritto di portabilità è esente anche da imposizione fiscale

Rendita: prestito vitalizio ipotecario o equity release

Dal dicembre 2005 gli over 65, proprietari di un immobile, possono ottenere un prestito proporzionale al valore dello stesso e alla propria età, mettendo a garanzia l’immobile stesso con l’ipoteca.

Questa modalità apre un concreto spiraglio alla conversione in rendita del patrimonio immobiliare allo scopo pensionistico per l’ormai anziano proprietario, a fronte dei sacrifici fatti durante la vita.
Quindi si riuscirebbe così a integrare la propria pensione, problema di non poco conto, soprattutto se non si è voluto/potuto accantonare periodicamente risorse su piani pensionistici complementari.
La formula del prestito vitalizio ipotecario o equity release, risolve da un lato il problema della rendita, ma occorre non sottovalutare il fatto che gli eredi vedranno accollarsi il debito residuo, quando acquisteranno la proprietà dell’immobile.
Cosa da valutare, soprattutto se questo aspetto non è fondamentale o se l’obiettivo del beneficiario di questo prestito non è quello di trasferire ricchezza a chi rimane.