Euro moneta ed Euro diversità


Non siamo qui a mettere in luce i pregi della moneta unica, per quelle che sono state le motivazioni del suo venire alla luce. Soprattutto Stati come Italia, Grecia, Portogallo e Spagna che hanno potuto beneficiare di tassi più contenuti sul mercato finanziario, con l’emissione di obbligazioni a premi di rischio di poco più alti di emittenti di prim’ordine, come la Germania.

Vale quindi la pena ricordare brevemente i parametri di Maastricht: limite del 3% al rapporto tra disavanzo annuale e PIL, mai superiore al 60%; il limite dell’1,5% dell’inflazione oltre quello dei due o tre migliori Stati dell’Unione, da non superare; il tasso d’interesse di medio/lungo termine dei Titoli di Stato non deve superare il 2% rispetto ai tre migliori Stati membri.

Per i Paesi che dicevamo sopra è stato possibile accedere al sistema del credito a tassi contenuti e con facilità, ma l’opportunità che si è loro profilata, abbattere con queste “facilitazioni” l’enorme indebitamento statale, non è stata colta come auspicabile.

Infatti non hanno avuto la possibilità di aumentare la produttività come ha fatto la Germania, e i “fanalini di coda” non avendo più il campo libero delle svalutazioni del cambio per compensare gli svantaggi concorrenziali, hanno fatto esplodere i costi salariali unitari (vedi Italia e Portogallo) con contratti senza copertura e reso la vita difficile a chi esporta all’estero.

In pratica l’imperativo sarebbe il taglio dei costi e l’aumento della produttività per smarcare una bancarotta di Stato di alcuni di questi Euro Stati come la Grecia, con il crollo dell’unione monetaria. Un’ipotesi del genere, però, sarebbe scongiurata colpirebbe tutti gli Stati Euro, ed è prevista una clausola di “No-bail-Out” per cui sia l’Unione Europea, sia gli Stati membri non possono rispondere dei debiti un singolo Stato.

Più economisti hanno dichiarato di temere, in generale dall’intero sistema, maggiori svantaggi per gli Stati solidi rispetto ai vantaggi di quelli meno solidi. Esistono complesse discipline di sanzionamento, ma l’esperienza ha dimostrato che ci sono sempre scappatoie per la violazione del patto di stabiltà. La realtà potrebbe essere in caso di bisogno un intervento della Banca d’investimento Europea con un massiccio aumento del credito, oppure che sia la stessa UE a coordinare i crediti necessari, messi a disposizione dai singoli Stati membri in modo bilaterale.

La BCE, in futuro, dovrà prestare maggiore attenzione ai Paesi dell’Europa meridionale che sono economicamente più deboli e mantenere sempre i tassi a livelli contenuti. Allo stesso tempo è obbligata a tenere sott’occhio l’inflazione dell’intera Eurozona, senza poter fare ovviamente distinzioni tra le zone, tra eventuali “indisciplinati” dell’inflazione.