Abs, Cdo, Cds strumenti in una spirale senza controlli


Parlare di Abs (Asset backed securities), Cdo (Collarized debt obbligation) o Cds (Credit default swap) potrebbe sembrare volerci cimentare in un’asettica lezione di finanza .

Così non è, almeno farò in modo che non lo sia, dato che appositamente li nomino perchè strumenti utilizzati tra i grandi operatori, veicolo della tempesta scatenata sui mercati finanziari, e ancora attuale.

Dopo una premessa siffatta, vi traccio una sequenza logico/temporale che ci aiuta a inquadrare l’argomento.

Le abitazioni negli Stati Uniti vedono calare i loro prezzi nel tempo, dopo un periodo di crescita inarrestabile. Parallelamente, la Banca centrale Americana (Fed) è costretta ad aumentare i tassi per far fronte alle dinamiche monetarie, con una sequenza di rialzi, dall’1% del 2004 al 5,25% del 2006: questa asimmetria ha avuto la conseguenza di portare alla luce quell’enorme patata bollente dei mutui subprime, rilasciati a clienti ritenuti poco solvibili.

In sostanza, il prezzo da pagare per il rimborso dei mutui da parte di coloro che si sono indebitati è diventato via via insostenibile, tra l’altro prima per questi clienti poco solvibili, ma poi anche per le famiglie ritenute più solide.

Il problema quale è stato?

Le cartolarizzazioni di questi mutui, impacchettati dalle stesse banche in obbligazioni dette Abs (Asset backed securities) e cedute ad altri investitori, tra l’altro e purtroppo, anche all’interno di strumenti per gli investitori finali, cosiddetti retail.

Ma la cosa non finisce qui.

Infatti le stesse obbligazioni Abs sono state ancora una volta re-impacchettate all’interno di altre obbligazioni dette appunto Cdo (Collarized debt obbligation). Quindi l’obiettivo di frazionare concettualmente/praticamente i rischi che inizialmente le istituzioni finanziare emittenti si erano poste con le cartolarizzazioni dei mutui, si è risolta in una sequela di scatole cinesi, per cui il rischio subprime è arrivato in tutto il mondo attraverso queste obbligazioni.

Queste obbligazioni sono state acquistate da istituzioni finanziarie sfruttando una forte leva di indebitamento, e utilizzando società cosiddette veicolo, esterne alle stesse.

Questa leva ha generato un effetto moltiplicativo, consentendo grandi guadagni nei bilanci e di cui hanno beneficiato fino allo scoperchiarsi della pentola.

Infatti, scoppiata la crisi dei mancati rimborsi delle rate dei mutui e dei conseguenti pignoramenti, ai  prezzi ormai svalutati delle case, le obbligazioni agganciate a tutte le operazioni descritte, hanno messo in crisi il sistema, perchè sono crollati a loro volta i prezzi di queste obbligazioni. Il crollo di tali prezzi e la necessità di salvataggio delle società cosiddette veicolo, ha ingenerato svalutazioni e perdite per tutti gli operatori che le avevano acquistate, tale da riflettersi nei loro bilanci, le cui attività trovano espressione nel valore del market to market.

Ecco apparire un altro elemento del mosaico: i Cds (Credit default swap). Infatti gli investitori da qualche anno, all’incirca dal 2000, per garantirsi il pagamento delle obbligazioni utilizzano questa forma di copertura contro l’insolvenza. Cioè chi compra Cds paga un premio a una controparte per garantirsi contro il default del titolo obbligazionario che detiene in portafoglio.

A tal proposito non possiamo non tornare a qualche anno addietro, il 2005 in particolare, quando Alan Greenspan metteva in guardia la comunità finanziaria affermando che “il trasferimento del rischio attraverso il mercato dei derivati è efficace solo se la parte che si assume questo rischio è effettivamente in grado di sostenerlo”. Ebbene rispetto al garantirsi i default di obbligazioni a rischio, il sistema ha costruito un volume tale di questi strumenti pari a 55.000 miliardi di dollari alla fine del 2007, ammontare che supera addirittura il PIL mondiale.

Tengo a precisare, che gli strumenti come i derivati, nascono solitamente per la copertura e diversificazione dei rischi; ne è stato fatto però uno sconsiderato utilizzo nei volumi, tale da arrivare a 531.000 miliardi di dollari se sommati a tutti gli altri tipi di derivati in circolazione, che se lo mettiamo a paragone del PIL mondiale, ne capiamo le proporzioni. Quindi se sane sono le finalità per cui vengono concepiti, per motivi solo speculativi, vengono a moltiplicarsi.

Strumenti di copertura come i Cds, per quanto riguarda la nostra analisi, poi risultano essere addirittura fuori dalla negoziazione sulle Borse finanziarie regolamentate, quindi vittime dell’assenza a livello planetario, di veri controlli sul loro utilizzo. A questo si deve aggiungere che ad emetterli sono istituzioni finanziarie le più disparate e che le stesse Autorità di vigilanza non hanno ancora imposto la presenza di una “controparte centrale”, un garante, capace di assicurare il buon esito di queste transazioni.

Da qui in poi, la storia la conosciamo perfettamente, fino a viverla ai nostri giorni.