Mercati volatili, pesa la componente psicologica e non solo


Si cerca di fare bilanci e prospettive a breve e lungo termine, ma una cosa è certa: i mercati sono ancora molto volatili, anzi hanno ancora flessioni importanti in questi giorni. Qualcuno parla di una componente psicologica che potrebbe arrivare a circa il 30%. Vediamo di fare una sintetica analisi del contesto in cui ci troviamo.

Le recenti elezioni del Presidente americano a poco sono servite. Il motivo è che in campagna elettorale le posizioni tra i contendenti erano abbastanza simili e purtroppo le scelte da prendere saranno per il Presidente Obama, diciamo comunque obbligate. A questo possiamo sicuramente aggiungere, una maggiore attenzione del nuovo Presidente a gli interessi di quella che è stata definita una main street, a scapito dell’elite di Wall Street, della finanza.

Il problema di questi giorni, nonostante le parentesi positive per le riduzioni dei tassi europei, giapponesi e inglesi, si concetra soprattutto sul fatto che gli operatori hanno finito per sfruttare le Borse mondiali come una  fonte di liquidità, data l’ormai conclamata carenza di questi periodi; i più attenti osservatori vedono infatti con la fine di queste liquidazioni, diciamo forzose, uno dei fattori di maggior stabilizzazione del mercato stesso.

Altro fenomeno sicuramente inatteso è stato il ribasso del nostro Btp. Anche qui la motivazione è da ricercarsi nell’elevato livello di indebitamento scontato dal mercato, che ha determinato lo straordinario allargarsi della forbice dello spread di circa 120 bp, rispetto al corrispondente titolo tedesco, il Bund.

Un fattore sicuramente positivo per le quotazioni dei mercati, seppur marginale ma possiamo dire chiarificatore, è stato il positivo svolgersi dell’elezione del nuovo inquilino della Casa Bianca: a questo punto è più chiaro l’orizzonte, gli elementi d’incertezza si sono così fugati.

Ora il G20 del 15 novembre prossimo, il più o meno imminente insediamento dello Staff presidenziale statunitense, con il graduale avvicendarsi a quello uscente, contribuiranno ulterirmente a delineare lo scenario. Per una nuova stabilità globale, condivido l’opinione sostenuta dal Presidente francese Sarkosy, sull’estrema necessità che il Fondo Monetario Internazionale (FMI) si faccia organismo di sorveglianza, con il preciso compito di prevenzione delle crisi, garante della stabilità globale e necessariamente in condizione di segnalare il profilarsi di gravi rischi finanziari.