Svolta nella crisi? Il piano inglese è il primo


I mercati in questi giorni stanno reagendo sicuramente in linea con le critiche mosse al piano di salvataggio americano, il cosiddetto Piano Paulson, rimproverato da molti per avere come primario obiettivo quello di togliere dai bilanci bancari quei titoli cosiddetti “tossici”, causa della ormai famigerata crisi dei sub-prime.

L’altro aspetto, ben più lungimirante, è garantire la solvibilità delle stesse banche attraverso l’urgente necessità di aumentare la base del capitale.

Arriva in soccorso il piano britannico, che sembra essere una svolta netta in tal senso, attraverso un impegno che si stima all’incirca pari al 20% del PIL, quattro volte superiore a quello USA, pari al 7%, sempre in termini di PIL.

(Comunicato: http://www.hm-treasury.gov.uk/press_100_08.htm)

Il piano britannico, che prevede una valutazione e un monitoraggio delle istituzioni partecipanti, verrà valutato caso per caso, quindi non automatico, e vuole agire attraverso:

– un’estensione del rifinanziamento al sistema bancario, con frequenze da stabilire, che può arrivare fino a 200 miliardi di sterline

– le banche che si impegnano a partecipare allo schema del piano, si devono impegnare ad aumentare il proprio capitale di 25 miliardi di sterline entro la fine dell’anno; corrispondentemente il Governo inglese si impegna, ma su richiesta, a sottoscrivere 50 miliardi delle nuove emissioni, sotto forma di azioni privilegiate

– il Governo si impegna ad estendere la garanzia statale per le nuove emissioni obbligazionarie bancarie, attraverso un accesso privilegiato ai finanziamenti fino a tre anni, quindi di medio termine; per questo, si stima un impegno di circa 250 miliardi di sterline.

Schemi di interventi analoghi verranno presi anche da altri Paesi. A tal proposito, proprio l’Italia ha varato un decreto anti-crisi, che destina 20 miliardi al sistema bancario, come misura preventiva, con l’innalzamento a 103.000 euro il fondo di garanzia fra banche, quello dello Stato qualsiasi sia l’entità del deposito e dei suoi titoli di credito. Lo stesso Draghi ha dichiarato che il decreto ha il solo obiettivo di preparare le armi per il futuro ed essere quindi prudenti.

L’evoluzione di quanto fino ad ora ci troviamo ad osservare sarà oggetto, ovviamente, dei prossimi periodi della nostra storia finanziaria.