Spettatori e attori di “bolle”


Mi ricollego al caso cinese, quello della quotazione delle aziende con azioni di classe A, riservata al mercato interno e una classe B per la comunità finanziaria internazionale. Questo è proprio un caso in cui alcuni studiosi parlano di “bolle”, ma non solo in questo.

Una teoria di Xiong, Scheinkman (per nostra curiosità, assunto da Bernake nel 1999, proveniente dall’Università di Chicago) e Hong ci spiega come nei mercati in cui c’è disaccordo sui prezzi, finiscono per dominare sempre gli ottimisti; infatti nel caso cinese, le aziende che hanno azioni di classe A in quantità bassa, tendono ad avere prezzi più alti e volumi maggiori.

Le “bolle” speculative si vengo a creare proprio quando gli investitori si trovano in profondo disaccordo, magari su un importante sviluppo, come lo è stato ad esempio anche con quello di internet con le dot com.

Questo fenomeno si caratterizza per un aumento degli scambi in cui i rialzisti prevalgono ed è quindi più complicato scommettere su un ribasso dei prezzi. Si arriva però fino al punto in cui a gli ottimisti si sostituiscono i pessimisti che erano rimasti in disparte e così inizia la discesa, spesso accelerata dagli speculatori, che hanno necessità di rientrare del debito.

Durante la fase di crescita un illustre banchiere come Greenspan ha parlato nel 1996 di “esuberanza irrazionale”, ma rimane sempre attuale quanto il famosissimo economista John Maynard Keynes ebbe modo di affermare: “i mercati possono rimanere irrazionali più a lungo di quanto tu possa rimanere liquido”.