In Cina si dice A e B: il mercato ad un bivio imperfetto


In un paese come la Cina in cui lo Stato è da sempre preoccupato dalla possibilità di cedere il controllo di importanti società a “interessi stranieri”, si è pensato di imporre una “gerarchia” sulle azioni, distinguendo tra azioni di tipo “A” e azioni di tipo “B”.

Le azioni “A” sono riservate unicamente agli investitori domestici, e, eccezionalmente, anche ad alcuni investitori qualificati; sono quotate nella valuta ufficiale del Paese.

Le azioni “B” invece sono riservate agli stranieri e quotate in Dollari di Hong Kong, alla borsa di Shenzhen, e in Dollari USA alla borsa di Shanghai.

Inizialmente i cinesi hanno considerato questa diversità di quotazione molto vantaggiosa, in quanto gli investitori esteri erano disposti a pagare un premio rispetto alle azioni A per poter investire in società cinesi; veniva così favorita la raccolta di fondi in valuta estera. La conseguenza di questa evidente anomalia è stata, però, che le azioni di tipo B hanno creato una sorta di bolla speculativa nel corso degli anni ’90, portando poi, come risultato di lungo termine, a una sottovalutazione rispetto alle equivalenti azioni A delle stesse società.

Quindi una regione densa di opportunità, dove però è necessario muoversi con i piedi di piombo, visto che le peculiarità ci sono eccome, negli schemi economici utilizzati; per questo è tanto più necessario essere consigliati da una squadra di gestori capace di andare oltre la visione del momento e capace, magari proprio da quelle regioni, di individuare trend e opportunità per quanto riguarda ciò che è acquistato all’interno dei prodotti finanziari da sottoscrivere, in banca o dal proprio intermediario di fiducia.