Curva dei rendimenti e tassi d’interesse


Parlare della curva dei rendimenti rappresenta un concetto molto importante per i tassi d’interesse. Soffermiamoci un attimo sul concetto e poi farò una riflessione pratica sul Bund (titolo di stato a tasso fisso emesso dalla Repubblica Federale Tedesca) e sui tassi d’interesse in generale nel periodo.

La curva dei rendimenti, che si può leggere su giornali economici come il Sole24Ore o Milano Finanza, evidenzia la differenza tra i tassi a pronti e quelli disponibili rispetto a tutte le altre scadenze sulle stesse obbligazioni . Se andate a vedere i Bund ad esempio, nel periodo in cui scrivo questo articolo, la curva dei rendimenti non offre praticamente alcun premio per le scadenze decennali, rispetto alle scadenze di pochi mesi.

La motivazione è data dal fatto che è in atto un calo dei rendimenti per i titoli con scadenza 2/5 anni, dovuto dall’incertezza presente nel sistema economico, alla luce luce dei tagli dei tassi operati, invece, da banche centrali sui mercati mondiali. Il premio, relativamente piccolo, si riserva ai soli investitori che sono disposti ad investire a lunghissimo termine: infatti la curva di questi titoli parte dal 3,93%, scende al 3,40% per scadenze 2 anni e soltanto per le scadenze 2039, il resto della curva, sale al 4,46%.

Perchè ho preso in esame il Bund. La sua rilevanza tra i titoli di stato è notevole. Costituisce il sottostante di un contratto future tra i più importanti a livello mondiale, quotato alla borsa derivati Eurex con circa 1.000.000 di contratti negoziati al giorno.

Durante questa prima parte del 2008, la BCE (Banca Centrale Europea) ha deciso di lasciare invariati i tassi al 4%. Infatti Trichet ha dichiarato che, contrariamente alla direzione dei tassi in USA e Regno Unito (in discesa), l’Europa continuerà a focalizzarsi su l’inflazione attuale e futura. L’obiettivo è quello di sempre: mantenere l’inflazione vicino al 2%, anche se i dati di dicembre hanno indicato il livello più alto degli ultimi 6 anni, al 3,1%.

Su questo fronte le preoccupazioni sono notevoli per due ordini di motivi:

  1. da un lato i rinnovi dei contratti di lavoro collettivi in tutta Europa nel periodo, potrebbero innescare una escalation e rischiare così un circolo vizioso; molti esponenti politici europei chiedono un incremento delle retribuzioni per compensare gli effetti dell’inflazione;
  2. un aumento dei tassi d’interesse potrebbe isolare la BCE, considerando le preoccupazioni legate al rallentamento delle economie in generale e quindi l’ulteriore perdita di competività rispetto a sterlina e dollaro per quanto riguarda le esportazioni.

Tra l’altro, se vogliamo dirla tutta, la dichiarazione d’intenti relativa all’inflazione della BCE non è completamente coerente con l’iniezione di liquidità record di 348,6 miliardi di euro, operazione che si è resa necessaria a fronte della restrizione del mercato del credito sui mercati mondiali, per il fenomeno subprime, già accennato in altri articoli.