Cliente retail nell’ottica Mifid


Facciamo un po’ di chiarezza.

E’ proprio nel caso in cui il risparmiatore/investitore usufruisce di servizi di consulenza e gestione del portafogli, sarà necessario che gli venga sottoposto un questionario di adeguatezza dell’investimento. La Mifid distingue tra cliente professionale e retail.

Soltanto il piccolo risparmiatore deve essere tutelato dal test di adeguatezza. Questo vuol dire che il promotore finanziario o l’impiegato di banca prima di proporre un prodotto deve informarsi sulla “conoscenza ed esperienza” del cliente nel settore dove viene suggerito l’investimento. Non va dimenticata la situazione finanziaria e gli obiettivi di investimento (periodo di tempo, profilo di rischio). Tutte queste informazioni fanno emergere l’adeguatezza dell’operazione: se il cliente rifiuta di fornire le informazioni rihieste, l’impiegato o il promotore dovranno astenersi dall’offerta.

Poi abbiamo il semplice esecutore. In questo caso si è al di fuori dell’obbligo di test. Siamo nell’area della “mera esecuzione o ricezione di ordini”. La Consob precisa che la mera esecuzione riguarda le azioni quotate in un mercato regolamentato, fondi d’investimento e sicav armonizzate, titoli di debito (ad esclusione di quelli che incorporano un derivato) gli strumenti finanziari non complessi. Questo è il caso che servizio deve essere prestato soltanto su iniziativa del cliente.