ANCORA SUL RISCHIO: QUALI SONO GLI INDICATORI CHE SONO CORRETTI DAL RISCHIO


 

La finalità di tali indicatori è quella di fornire un dato di performance filtrato dalla componente “rischio” inteso quest’ultimo nella comune accezione di deviazione dallo standard.

Si utilizzano due metodologie alternative per il calcolo:

1) R/σ (R = rendimento σ = rischio) – scale indipendent

Tale metodica, conosciuta come “scale indipendent” è basata sul semplice rapporto tra un indicatore di rendimento ed uno di rischio, valido per tutti, ed applicato a prescindere dal livello di accettazione di rischio del singolo investitore.

2) R- σ utility based

La metodica utilizzata nell’utility based è basata sulla differenza tra un indicatore di rendimento ed uno di rischio corretto per il grado di sensibilità al rischio: ossia, il prezzo che l’investitore è disposto a pagare in termini di volatilità per raggiungere un rendimento superiore.

L’ Indice di SHARPE

Il famoso indice di Sharpe fu proposto originariamente nel 1966. Da allora è stato presentato con numerose varianti. Qui ci occupiamo, dell’ultima versione; quella pubblicata dal Journal of Portfolio Management nel 1994

Rappresenta una misura di rendimento corretto per il rischio basato sul confronto del “maggior rendimento” ( excess return) del fondo rispetto al rendimento di un’attività senza rischio (es. bot), con la misura del rischio(deviazione dallo standard) del maggior rendimento

Indice di Sharpe = (Rp-Rbot)/σer

Rp= Rendimento di periodo
Rbot= Rendimento dei Bot (uguale periodo)
σ er = Rischio dell’excess return (maggior rendimento)

Un esempio renderà tutto più chiaro.
La prima attività, i BOT , rendono il 3% e sono a rischio nullo.
Il fondo Alfa rende il 5% ma con un rischio del 10%
Il fondo Beta rende l’ 8% ma con un rischio del 20%

Domanda: quale fondo scegliereste?

Scommetto che il 90% di Voi ha pensato al fondo Alfa.
Infatti applicando il metodo “ scale indipendent” nella forma
R/σ ai due fondi ,essa porta a conclusioni solo apparentemente giuste:

R alfa =0,5 R beta = 0,4

σ alfa σ beta

Applichiamo , invece il metodo “R- σ o utility based”. In effetti considerando che il rendimento del 3% si ottiene senza rischio. per guadagnare un excess return del 2% (5-3)occorrerà assumersi il rischio del 10%

Per guadagnarne il 5% (8-3) occorrerà assumersi il rischio del 20%

Risulta evidente che il fondo beta è da preferirsi. In formule, ricalcoliamo l’indicatore di rendimento corretto per il rischio:

Ralfa – Rbot =0,2 Rbeta – Rbot =0,25

σ alfa σ beta

Come abbiamo visto, l’indice di Sharpe si fonda sul presupposto che si possa separare il problema della scelta del fondo a maggior performance sul mercato da quello relativo alla propensione al rischio dell’investitore. Infatti, prendendo, o dando a prestito al tasso dell’attività priva di rischio (nell’esempio 3% dei Bot) è possibile modificare la leva finanziaria del portafoglio per soddisfare le esigenze dell’investitore.

Se rappresentassino l’indice in modo grafico, ma non spingiamoci oltre, Sharpe misura il coefficiente angolare della retta che unisce il rendimento dell’attività priva di rischio con il fondo. Più la retta è inclinata, maggiore è il coefficiente angolare e quindi, il rendimento differenziale per unità di rischio che l’investitore ottiene investendo nel fondo a prescindere dal livello di rischi assunto.

L’ Indice RAP –risk adjusted performance

L’indice Rap elaborato dall’economista Modigliani, analizza lo stesso fenomeno considerato dall’indice di Sharpe rappresentandolo in modo diverso.

Nell’indice di Sharpe l’inclinazione della retta identifica la relazione rendimento/rischio del fondo. L’indice Rap, invece affronta il problema rappresentando la misura del rendimento che ogni fondo avrebbe garantito per un livello di rischio analogo a quello del mercato.

Il calcolo del Rap si collega all’utilizzo della leva finanziaria (positiva/negativa) in funzione del livello di rischio de fondo rispetto al mercato secondo la seguente formula:

Rapp = (σm/σp)*(Rp-Rbot)+Rbot

σm ——rischio di mercato
σp——–rischio del fondo
Rp——rendimento del fondo
Rm—–rendimento del mercato
Rbot—-rendimento dei Bot

Se il livello di rischio del fondo è maggiore di quello del mercato, occorrerà vendere una parte delle risorse investite e dirottarle verso l’attività priva di rischio. Viceversa, se il rischio del fondo è inferiore a quello del mercato.
Da notare che la graduatoria (rank)dei fondi basata sul rap non cambia se calcolata anche con l’indice di Sharpe.
E’ dunque evidente che le classifiche dei rendimenti dei fondi , come quelle dei patrimoni confrontabili, spesso pubblicate dalla stampa specializzata con molta enfasi (……I migliori e i peggiori fondi) non dà alcuna valida indicazione.
Nell’esempio, la migliore performance è stata realizzata dal fondo A (15.4%) che però si colloca solo al terzo posto valutando il rischio assunto.
Al contrario il Fondo G, migliore di tutti se valutato in funzione del rischio con gli indici di Sharpe e Rap si pone nelle classifiche di rendimento solo 4° posto.

 

La Perduranza
Come dicevamo, un gestore fortunato non può replicare le sue performances per molto tempo di continuo. Perciò, per discriminare un buon gestore da un altro, solo fortunato, occorre valutare le performances realizzate in un tempo relativamente lungo ( ad esempio 3-5 anni). Solo quello bravo riesce ad ottenere rendimenti stabili rispetto ai concorrenti.

Il calcolo della
Perduranza deriva dalla frequenza con cui ogni gestore si posiziona nei diversi settori di rendimento e dalla continuità di posizionamento negli stessi.

 

Da una verifica empirica fatta su alcune categorie di Fondi comuni di investimento Italiani, così come definite da Assogestioni, si evince mediamente una notevole instabilità dei rendimenti. La ricerca, tra l’altro, ha messo in evidenza che , nella maggior parte dei casi, lo spostamento dei fondi avviene per settori di rendimento continui.
Questo tipo di analisi permette, dunque,
di apprezzare in un orizzonte di lungo termine, il dato puntuale di periodo aiutando l’analista a comprendere se gli stessi sono frutto del caso o se si inserisce all’interno di un’attività coerente del gestore.

La Perduranza, viene spesso utilizzata per valutare l’attività di alcuni gestori, non in confronto del mercato ma rispetto ai concorrenti, nell’ottica di garantire agli investitori una certa stabilità di performance.