ACQUISTARE UN PORTAFOGLIO GESTITO: MA QUANDO?


Le modalità di investimento in un fondo sono essenzialmente due:

  1. Effettuare l’investimento in un’unica soluzione rispettando la soglia minima di entrata variabile da fondo a fondo (PIC, ovvero piano di investimento del capitale).
  2. Diluire l’investimento mediante versamenti periodici aderendo a un piano di accumulo (PAC, ovvero piano di accumulo del capitale).

In quest’ultimo caso si tratta di rate mensili con un importo di almeno 50 euro e con una durata variabile stabilita dal sottoscrittore, il quale può in ogni momento decidere di sospendere i versamenti, riscattare il suo denaro o lasciarlo investito nel fondo. Per quanto riguarda le commissioni, non ci sono differenze sostanziali tra i due piani di investimento eccetto per il fatto che con il Pac i costi sono solitamente ripartiti su ogni rata e quindi diluiti nel tempo.
Il pac prevede tuttavia diritti fissi per ogni versamento effettuato.

QUAL’E’ LA STRATEGIA MIGLIORE PER INVESTIRE?
Facciamo un semplice esempio di fantasia e supponiamo che una lontana zia abbia lasciato in eredità a due membri della famiglia, che chiameremo
Investitore A e Investitore B, la somma di 10.000 euro ciascuno, con la sola clausola che questi soldi vengano investiti in un fondo.


Entrambe avranno tre diverse
strade da percorrere:

1. aspettare il momento giusto e investire il denaro nel fondo a cui sono interessati quando esso è in forte discesa o al contrario ha registrato il massimo delle performance

2. investire l’intero ammontare immediatamente

3. investire poco per volta

Ovviamente, ciascuna di queste possibilità avrà un diverso impatto sul rendimento!

Aspettare, ovvero, fare Market Timing

Aspettare, rinviando l’investimento fino a quando si suppone sia arrivato il momento giusto, può voler dire investire quando la performance del fondo è in caduta o quando è in aumento o quando c’è luna piena coincidente con il primo giorno del mese e della settimana. Questo per dire che è davvero difficile predire il futuro.
La matematica è una crudele alleata, come evidenziato da un’analisi condotta da Morningstar Usa. Conducendo uno studio empirico su dati ventennali e assumendo che in ciascun quadrimestre un investitore abbia scelto da solo di investire il suo patrimonio o tutti in titoli (rappresentati dallo S&P 500) o tutto in liquidità (rappresentata dai Treasury Bills), è risultato che un market timer, che avesse individuato i migliori risultati per metà delle volte, finiva ancora dietro il mercato dopo due decenni.
La conclusione a cui si è giunti è la seguente: se il tasso di successo di timing del mercato non raggiunge il 65%, il gestore non
riesce a battere lo S&P.
In altre parole, il market timer deve aver ragione due volte su tre per giustificare lo sforzo.

Per quale motivo?
Perché storicamente il mercato azionario ha reso nel tempo più di quanto non abbia fatto quello monetario. Prendere una decisione di
market timing significa di solito sacrificare una buona performance. Peggio ancora, lasciarsi sfuggire un periodo di forti rendimenti significa perdere anche i guadagni che su quei rendimenti si sarebbero potuti ottenere grazie agli effetti della capitalizzazione.

Investire l’intero ammontare, investire poco per volta.

Vediamo cosa succede con queste due strategie.

Supponiamo che l’Investitore A decida di investire i 10.000 euro tutti insieme, mentre suo cugino, l’Investitore B, investe 2.000 euro al mese per i successivi 5 mesi. Il fondo aumenta di valore durante quel periodo. La tabella seguente mostra cosa accade ai due investitori.

IL VALORE DEL FONDO AUMENTA

Mesi – Investitore A

1 – 5,556 quote a 1.80 euro per quota
2 – 1,099 quote a 1.82 euro per quota
3 – 1,081 quote a 1.85 euro per quota
4 – 1,070 quote a 1.87 euro per quota
5 – 1,053 quote a 1.90 euro per quota

Quote Totali 5,556
Valore 10,556 Euro

Investitore B
1,111 quote a 1.80 euro per quota

Quote Totali 5,414
Valore
10,287 Euro

Alla fine dei cinque mesi, l’Investitore A possiede più quote dell’investitore B, con un controvalore più elevato.
Questo perché, a causa del valore in crescita del
fondo, l’investitore B non è riuscito ad acquistare lo stesso numero di quote che l’Investitore A aveva acquistato all’inizio con la stessa somma di denaro.

Cosa succede se la quotazione del fondo fluttua drammaticamente durante i cinque mesi?
Osserviamo la seguente tabella:

IL VALORE DEL FONDO FLUTTUA

Mesi – Investitore A

1 – 5,556 quote a 1.80 euro per quota
2 – 1,667 quote a 1.20 euro per quota
3 – 1,081 quote a 1.85 euro per quota
4 – 1,481 quote a 1.35 euro per quota
5 – 1,053 quote a 1.90 euro per quota

Quote Totali 5,556 quote
Valore 10,556 Euro

Investitore B
1,111 quote a 1.80 euro per quota

Quote Totali 6,393 quote
Valore
12,147 Euro

In questo caso è l’investitore B a fare l’investimento migliore.

Investendo una somma fissa ogni mese, egli ha potuto acquistare più quote sfruttando i prezzi bassi e meno quote in caso di prezzi più elevati, con il risultato di aver in portafoglio più quote e un controvalore più elevato. Fluttuazioni così ampie nel valore della quota sono tuttavia piuttosto rare. Osserviamo l’ultimo caso in cui il valore del fondo scende nel corso dei cinque mesi considerati. Differenziare nel tempo l’investimento riduce il rischio in caso di andamenti sfavorevoli dei mercati perché è come se si investisse parte in liquidità e parte in quote del fondo. Quando i mercati scendono, il denaro liquido non perde il suo valore ed è quindi possibile acquistare il fondo a un prezzo inferiore, ottenendo più quote con minor denaro.

La tabella seguente illustra meglio questo punto.

IL VALORE DEL FONDO DIMINUISCE

Mesi – Investitore A

1 – 5,556 quote a 1.80 euro per quota
2 – 1,250 quote a 1.60 euro per quota
3 – 1,379 quotea 1.45 euro per quota
4 – 1,538 quotea 1.30 euro per quota
5 – 1,667 quote a 1.20 euro per quota

Quote Totali 5,556 quote
Valore 4,630 Euro

Investitore B
1,111 quote
1.80 euro per quota

Quote Totali 6,945 quote
Valore
8,334 Euro

In questo esempio, entrambi gli investitori hanno perso del denaro, avendo investito 10.000 euro, ma l’Investitore B che ha seguito un piano di accumulo ha riportato perdite minori. Il denaro liquido che ha tenuto da parte non ha perso valore e, quando il fondo è risalito, si è trovato in una condizione vantaggiosa.

Questo esempio ci dimostra che l’adesione a un Pac presenta indiscussi vantaggi.

Innanzitutto quello di indurre gli investitori a una certa disciplina. Troppo spesso essi inseguono le performance del passato, comprando dopo che il fondo ha registrato rendimenti massimi e rivendendoli quando essi scendono o crollano.
Pessima idea: questo altro non è che un tentativo di fare market timing.

Il Pac è dunque una soluzione che evita di sbagliare il timing dell’ingresso sul mercato riuscendo a mediare i prezzi di acquisto e attenuare la volatilità dell’investimento. Inoltre rappresenta una strada per investire in fondi che prevedono una elevata soglia di accesso e che pertanto risulterebbero inaccessibili al piccolo risparmiatore. Molte società di gestione, infatti, consentono l’ingresso anche a chi non dispone di un capitale di partenza, ma si impegni a sottoscrivere un piano d’investimento.

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